Pietre nere per il lago Sofia Alberto Timossi2018-09-18T10:25:28+00:00

Project Description

Mostre

© Alberto Timossi

Pietre nere per il lago Sofia

Alberto Timossi

Il Calderone è stato per anni il ghiacciaio più meridionale d’Europa. Collocato nella conca esposta a nord est, compresa fra le cime più alte del Gran Sasso d’Italia, ha goduto di particolari condizioni climatiche favorevoli al suo sviluppo e alla sua conservazione, ma negli anni 90 del secolo scorso l’aumento della temperatura e il calo delle precipitazioni nevose, hanno messo in crisi il suo microclima. Fino al 1995, ad ogni disgelo, nella conca ai suoi piedi si formava un lago effimero, fra il ghiaccio e la morena, che perdurava qualche tempo fino a che il terreno lentamente lo assorbiva. Questo lago “periodico”, dedicato a una giovane donna di nome Sofia, ha cessato di esistere nel 1995, quando il ghiacciaio non è più stato in grado di alimentarlo e il suolo ha assorbito troppo velocemente la sua acqua di fusione. In rari casi, come nel settembre del 2012, il lago è ricomparso, ma non più generato dal ghiacciaio bensì da un violento temporale, segno di un clima modificato e diventato quasi a carattere tropicale, capace di far precipitare in poco tempo tanta acqua da riformare l’invaso lacustre. Presenza ancora più effimera di Sofia,  destinata a prosciugarsi in soli 2 giorni. L’artista si pone dinnanzi all’ambiente montano glaciale, il più fragile al cospetto del “global warming”, e ne osserva i cambiamenti. Non più considerato ghiacciaio, il Calderone si è diviso in due parti e catalogato quindi come “glacieret”, e la sua agonia appare evidente a chiunque salga fino alla sua base posta a 2670 metri. L’acqua, che già nelle antiche culture veniva indicata come dispensatrice di vita, manca, e la sua assenza è ancora più forte nel luogo dove, anche se effimero, sorgeva il lago Sofia. L’intervento ambientale propone una riflessione su questi temi, e principalmente sul dato del cambiamento. Se avessero una coscienza, i ghiaioni che si fanno strada fra i ghiacci ritirati, offrirebbero al sole la loro sorpresa, e se avessero una memoria griderebbero il loro dolore.

Le pietre nere, artificiali, di materiale plastico, come se la montagna le generasse dal proprio ventre già modificate, sono la metafora di una natura che cambia se stessa, capace di mescolarsi con i nuovi materiali derivati dall’industria, con l’inquinamento. La mimesi riguarda anche queste pietre, modellate come se il ghiaccio e l’acqua per secoli le avesse scavate, ma  diventate nere per quel “cambiamento genetico” di cui la natura può, se costretta, farsi portatrice. Piccole pietre nere nell’immenso ambiente del Calderone, piccoli segni percettibili solo da chi sa osservare, che come germi minuscoli in un grande organismo segnalano un pericolo che inizia a manifestarsi.

L’intervento è stato possibile grazie alle riflessioni condotte insieme con il glaciologo Massimo Pecci, e alla collaborazione di alcuni amici artisti e amici amanti della montagna che hanno portato le sculture nei loro zaini. Con il Patrocinio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, e la collaborazione del CAI Club alpino italiano sezione di Castel Di Sangro, “In memoria – Pietre nere per il lago Sofia” si configura come un’azione di arte ambientale condivisa, realizzata nel solo giorno del 22 luglio 2018,  e che ha anche contemplato al suo fianco la performance “Sofia” di Francesca Nesteri, composta da gesti e da parole ispirate alle “Città invisibili” di Italo Calvino.

Per Castelnuovo Fotografia l’installazione a terra delle Pietre nere copre le immagini del ghiacciaio, offre la visione ravvicinata dei sassi anneriti e, nella sala affrescata con paesaggi agresti, stimola per contrasto la riflessione sui temi generali del cambiamento climatico e ambientale.

Alberto Timossi

Alberto Timossi (Napoli 1965), intende la scultura come intervento nello spazio urbano e installazione ambientale. Negli ultimi dieci anni ha privilegiato la forma del tubo, capace di dialogare con gli spazi interni e esterni degli edifici (“Innesti”, Fondazione Pastificio Cerere, Roma, 2006; “Parti del discorso”, Galleria Tralevolte, Roma e Musma, Museo della Scultura, Matera, 2008) ma anche di proporsi come elemento strutturale a sé immerso nella natura (Beelden in Gees, Olanda e Bad Ragartz, 6° Triennale di Scultura, Svizzera, 2015). Nel 2013 ha tenuto una personale nella Collezione Manzù di Ardea, l’anno successivo ha dialogato con le strutture medievali del palazzo dei Consoli di Gubbio nella personale “Flussi: il rosso, il giallo”. E’ stato presente alle prime tre edizioni della Biennale di Scultura di Piazzola sul Brenta (2013-15-17) sempre cercando il dialogo con lo spazio aperto, l’acqua dei canali e l’architettura storica. Sue sculture ambientali sono presenti al MAAM di Roma (2014) e al DIF di Formello (2016), nonché al nuovo Museo dei Bocs Art di Cosenza (2017). Fra le ultime esposizioni (2018): “Dissonanze” (con Monica Pennazzi) presso i Magazzini Artistici Pennazzi di Ancona, e “Bosco rosso”(con Tiziana Cera Rosco) presso la galleria Curva Pura di Roma. Una sua scultura (Flusso del 2015) è presente nel SIC, Sculture in Campo, di Bassano in Teverina e partecipa all’Apulia Land Art Festival, nella Casa Rossa di Alberobello (2018).
Negli ultimi anni dedica maggiore attenzione ai temi dell’ambiente che muta (“Illusione”, Cave Michelangelo, Carrara, 2015; “Spilli”, Lago ex Snia, Roma, 2018) e al cambiamento climatico (“Fata Morgana/dentro l’antropocene”, Lago del Rock Glacier del Col d’Olen, Gressoney La Trinité, 2017; “Fata Morgana/la fonte sospesa”, Fontana della Minerva, Sapienza Università di Roma, 2018; “In memoria, Pietre nere per il Lago Sofia”, Ghiacciaio del Calderone, Gran Sasso d’Italia, 2018).

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