Mina de Idei Anina Paolo Mazzo2019-09-27T15:30:26+00:00

Project Description

Mostre

© Paolo Mazzo

Mina de Idei Anina

Paolo Mazzo

ANINA è una ex città mineraria sede di una miniera di carbone che ha operato dal1793 fino al 2007 dotata di quello che si narra essere stato il pozzo di estrazione più profondo dell’est Europa. Una volta esaurita la miniera, Anina si è trasformata nella classica città post industriale in cerca costantemente di una nuova identità, di un nuovo senso della sua esistenza senza rinunciare alla forza e all’importanza del suo passato. La città di Anina rappresenta al giorno d’oggi non solo un punto di riferimento nella storia dello sviluppo industriale nella regione dei Monti Banat (sud-ovest Romania), ma è anche forse una delle più interessanti manifestazioni dell’utopia socialista sul territorio. Durante i suoi anni d’oro, Anina poteva essere considerata quasi un modello ideale di sviluppo economico e prosperità, con una florida comunità multi-etnica, finché nel 2006 una decisione del governo ha decretato la fine dell’attività industriale, fermando per sempre nel tempo e nello spazio la vita stessa della città. Nonostante i grandi successi della sua industria, la comunità di Anina era sostanzialmente composta da persone che “sono state portate” lì, e anche oggi tantissimi sentono di essere lì solo “di passaggio”. Quello che resta oggi della città mineraria di Anina è solo un ricordo sbiadito. Le tracce materiali dell’industria stanno lentamente sparendo, insieme alla comunità locale: la città non ha più un ospedale, il teatro (casa de cultură) è chiuso dal 2010 “per lavori”, il cinema all’aperto è stato trasformato in un mercato agro-alimentare, anch’esso parzialmente abbandonato, mentre la piscina all’ aperto è ormai in rovina. Gli abitanti di Anina sono principalmente impiegati nella lavorazione del legno, nell’industria alimentare e nelle poche officine ancora esistenti. Oggi, il territorio di Anina è un vasto territorio amministrativo composto da numerose, piccole colonie sparpagliate, sconnesse fra di loro, alcune addirittura isolate, dove il mondo urbano si fonde con quello rurale, ed il presente si abbandona su ciò che resta di un passato glorioso. Dal 2014 Anina è stata oggetto di un’esperienza pilota guidata dagli architetti Oana Tiganea (coordinatrice del progetto Mina de idei Anina), Gabriela Pascu e Ovidiu Micsa che, insieme ad altri professionisti del loro campo di indagine e di campi contigui, hanno lavorato per cercare di dare rilievo all’importanza del paesaggio postindustriale e della sua memoria Nel 2015, che siamo entrati in gioco io, Paolo Mazzo fotografo, e Samuele Piccoli ideatore e costruttore di macchine fotografiche di grande formato (Stenopeika) per lavorare con i nostri strumenti a questo tema: rendere patrimonio la memoria, nella piena consapevolezza circa le possibilità e il ruolo della fotografia nel nostro mondo, il suo valore estetico ma anche civile per riaffermare un attaccamento alla vita e all’identità dei luoghi che abitiamo.

Mostra a cura di Elisabetta Portoghese

Paolo Mazzo

Fotografo professionista dal 1993 realizza immagini per l’architettura, l’industria e il paesaggio urbano. Autore di progetti fotografici a sfondo sociale o urbano, ha prodotto, tra gli altri, lavori sulla rigenerazione culturale di una dimenticata città mineraria (Arsia, Croatia); sul popolo profugo Sahrawi in Algeria (“Voci distanti dal Mare”, Napoli 1998; “IlCoraggio di essere un popolo”, Reggio Emilia 2002); oltre all’analisi urbanistica della città in cui vive (in F. Oliva, L’urbanistica di Milano, Hoepli editore, Milano 2002; eA.Arcidiacono, L. Pogliani (a cura di),Milano al futuro, et al./edizioni, Milano 2011); fino al progetto Company Town, esposto a Londra, dove analizza lo sviluppo e la genesi di città cresciute attorno a importanti insediamenti produttivi (p.e. Zlin in Repubblica Ceca, Batovany in Slovaccchia, Nowa Huta in Polonia, e Hunedoara in Romania), o il lavoro sulla ex città mineraria di Anina (Romania), premiato alla biennale rumena di architettura del 2018 come miglior progetto per far diventare patrimonio il recupero della memoria diun ex sito industriale.Dal 2002 collabora con gli atelier del primo e del sesto anno all’Accademia di Architettura di Mendrisio ed è stato dal 2007 al 2011 coordinatore della ISSI, l’international summerschool di Ivrea, che si occupa dei temi della città di Olivetti in trasformazione. Ha tenuto lezioni e workshop allo IUAV, al politecnico di Milano e di Torino e alla scuola di fotografia di Milanocfp Bauer – ex Umanitaria. Ha vinto il premio “Marco Bastianelli – Opera Prima“ nel 2010 con il lavoro “Radici d iferro”, un progetto sul primo insediamento delle acciaierie Falck a Dongo (Como).

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