K-Fragment Tommaso Muzzi2019-09-13T18:29:07+00:00

Project Description

Mostre

Tommaso Muzzi, K-Fragment

© Tommaso Muzzi

K-Fragment

Tommaso Muzzi

Secondo Spinoza qualsiasi frammento temporale può essere diviso all’infinito, in particolare in quel tipo di conoscenza che si associa alle immagini, all’immaginazione e al linguaggio. Tommaso Muzzi ha deciso di lavorare e di andare incontro a questa idea creando K-fragment un’istallazione che diventa, tramite una sorta di deflagrazione spaziale, visibile rapporto con la temporalità. Partendo dalla tecnica dell’animazione stop-motion, Muzzi ha lavorato su una sua ripresa video e ha bloccato alcuni fotogrammi trasformandoli in disegni, ha in seguito fotografato i disegni  ritoccandoli in post produzione. Questi iniziali fotogrammi, il tempo lunghissimo necessario al risultato finale, diventano una lunghissima sequenza temporale che si fa narrazione di una tragedia, quella della deportazione dei Truku. I Truku sono una popolazione aborigena di Taiwan che, negli anni 30 del Novecento, dalle alture dell’attuale Parco Nazionale Taroko furono interamente deportati dal governo coloniale giapponese lungo la costa orientale, i villaggi distrutti, il mantenimento della loro cultura impedito. K-fragment  racconta a partire da quel preciso segmento di tempo in cui i Giapponesi hanno incontrato i Truku ed hanno iniziato la loro deportazione e la loro distruzione culturale. Dal primo frammento visibile dell’istallazione parte la storia di una perdita di identità, dal primo frammento visibile comincia la narrazione di una scomparsa.

Riprendendo quel dialogo tra Spinoza e K-fragment, si può dire che se il tempo si manifesta come una “frammentazione” del reale, ma il reale non c’è senza una durata e la durata esiste solo come una serie in costante movimento di relazioni, quelle relazioni con la terra, con la propria cultura, con le proprie ritualità, con il reciproco riconoscimento per i Truku furono interrotte violentemente e l’ultimo frammento dell’istallazione di Muzzi pone fine a una durata.

Conoscere non può spiegare l’essenza di un’atrocità, ma permette all’immaginazione di figurarsene gli effetti, le sofferenze, sia pure in frammenti o schegge.

Disegni di Jun Wai Quin 

Tommaso Muzzi

Nasce l’8 Settembre 1981 a Foligno in Umbria dove rimane fino alla maggiore età. Si laurea nel 2007 in Scienze della Comunicazione nell’ateneo di Perugia con una tesi sul cine-­documentario d’autore. Tra il 2004 e il 2005 è a Madrid (Spagna), partecipa al progetto Erasmus nella facoltà di Ciencias del la Información nell’ateneo delle Real Complutense de Madrid, ha così la possibilità di frequentare classi di produzione audiovisuale e cinema sperimentale. Qui gira il suo primo lungometraggio dal titolo “A Luglio Ritorno”, un resoconto pseudo-­autobiografico sulla “vita erasmus”: incontri, viaggi, esperienze, scenari e persone.

All’inizio del 2008 si trasferisce a Barcellona, dove, attraverso alcune conoscenze nell’ambito del cinema indipendente catalano, scopre il “documentario creativo”: una forma singolare dal carattere antropologico e Malinowskiano capace di raccontare storie e luoghi assimilandosi al contesto senza alterarlo, riproducendone più possibile l’autenticità.

Nel Giugno 2008 è di ritorno in Umbria dove grazie all’esperienza barcellonese, passa alcuni mesi come volontario all’interno di strutture – case famiglia – che ospitano persone con gravi patologie mentali e gira il documentario “Benvenuto signor nessuno”.

Al principio del 2009 è ancora a Madrid dove partecipa al Master in Cinematografía Digital y Nuevos Medios promosso dalla ECAM (Escuela de la Cinematografía y del Audiovisual de la Comunidad de Madrid) e dall’università Ray Juan Carlos.

Nell’estate torna in Italia per girare un documentario di carattere sociale e culturale sulla vita nei campi e nelle cantine vinicole dal titolo “Scacciadiavoli”.

Nel dicembre del 2009 è a Taiwan; partecipa al Hweilan International Artists Workshop, dove collabora con un team internazionale alla realizzazione di istallazioni d’arte contemporanea nelle quali cura la parte audiovisuale.

Decide di rimanere a Taiwan per un anno; venendo a contatto con le culture indigeno/austronesiane, gira alcuni short-­documentarys.

Durante questo hanno ha l’opportunità di conoscere l’estremo oriente (Cina, Giappone, isole Ryukyu, Singapore) e di girare molto materiale di repertorio. Inizia a scrivere Stileliberty, che verrà alla luce solo dopo più di 3 anni di lavoro, all’inizio del 2014.

Alla fine del 2010 torna in Italia e si dedica esclusivamente alla realizzazione di Stileliberty, nel quale, al materiale girato in Asia, integra nuovo materiale prodotto principalmente in Umbria.

Dal 2015 risiede in pianta stabile a Hualien nella costa orientale di Taiwan per seguire un progetto documentario sulle culture dei popoli indigeni locali dal titolo -NiiNami- (Here we are) ancora in fase di produzione.

Attualmente collabora con i principali festival di arte contemporane e land-­art della costa orientale dell’isola come Mipaliw, Living Art Festival e Taiwan EastCoast festival, producendo documentari e video promozionali. Tra il 2017 e il 2019 ha esposto nei più importanti musei di Taiwan, rispettivamente nel  MOCA Taipei con l’opera -­Casi Humani-­ e nel museo di Taitung (National Museum of Prehistory) e in quello di Kaoshiung (Kaohsiung Museum of Fine Arts) Con installazione K-­ Fragment.

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