Oltre l’immagine Pietro D’Agostino, Giorgio Di Noto, Federico Grandicelli2018-09-15T19:01:09+00:00

Project Description

Mostre

© Giorgio Di Noto, Pietro D’Agostino, Federico Grandicelli

Oltre l’immagine

Pietro D’Agostino, Giorgio Di Noto, Federico Grandicelli

Nelle ultime righe del Tractatus Logico-Philosophicus, Wittgenstein parla della sua opera come una scala da usare per salire più in alto e poi gettare via, come un dito puntato per andare oltre lo stesso dito. In modo affine, i tre autori in mostra utilizzano il dispositivo fotografico come pratica per interrogare il mondo e come filtro per ritrovare una dimensione estetico-esperienziale, oltre l’immagine e il suo rapporto di referenzialità diretta con il reale, alla ricerca di un confronto con paesaggi “altri”; paesaggi mentali, virtuali, paesaggi che vanno aldilà del semplice dato visivo.
Nella serie Se fossi cosa, cosa sarei, Pietro D’agostino accumula piccoli oggetti inutili che in camera oscura diventano figura bidimensionale attraverso l’ingranditore: sono forme che non vediamo nella realtà ma che il dispositivo registra e che mutano nuovamente, sottoposte all’ipotesi di tornare ad avere 3 dimensioni, e magari diventare oggetti di uso quotidiano.Segna così la traccia per un passaggio dal campo artistico al campo dell’esperienza, che si conferma nelle sue cartafoto da viaggio, e con modalità dall’apparenza banale mette in sospensione le nostre abituali dinamiche conoscitive in cui l’esperienza della scoperta funziona come una forma di ri-conoscimento, dove riproduciamo ciò che conosciamo.

Nel suo lavoro The Iceberg, Giorgio Di Noto crea una tassonomia dell’uso delle immagini legate al traffico di droga nel contesto del deep web, immagini effimere che scompaiono appena assolta la loro funzione, immagini invisibili perché al di sotto di quella punta dell’iceberg rappresentato dal web di superficie dove perlopiù navighiamo. Stampando immagini con inchiostri visibili solo attraverso una speciale luce UV, Giorgio compie un gesto metalinguistico che è anche consegna di strumenti e modalità interpretative attraverso cui delega lo spettatore a scoprire l’immagine secondo le proprie modalità. Nella riproduzione in 3d della famosa fotografia di Doisneau, seguendo una direzione inversa rispetto a quella di Pietro D’agostino, scardina le nostre abitudini percettive mettendoci di fronte a forme estranee che lentamente si rivelano più familiari del previsto.

Federico Grandicelli compie le sue verifiche in prima persona, e in Equivalenze parte da una serie di limiti e condizioni poste a priori, gradualmente messe in scacco dal suo rapporto fisico con la materia, che qui consiste in origami informali di carta fotografica che espone alla luce dell’ingranditore e poi fissa dispiegandone il risultato in quel che appare come una figura astratta. Registrando le sue operazioni e le forme che ne derivano con la polaroid, attiva esplicitamente un movimento a spirale di senso fra riproduzione l’esperienza, registrazione di un evento e immagine come punto di arrivo e al contempo di nuove partenze.

Filo conduttore di quelle che si possono considerare tre variazioni della cameraless photography è la luce e il suo aspetto fisico, ambivalente, al confine fra visibile e invisibile, e una comune curiosità e attitudine ludica per questioni da prendere sul serio, affrontate ponendosi all’incrocio di più linguaggi e ricercando il superamento del limite delle due dimensioni attraverso un contatto con l’ambiente che riporta l’oggetto visivo alla terza dimensione, il dialogo con la scultura, e una relazione attiva con lo spettatore che interagisce, e si muove intorno alla cosa, all’oggetto che pone questioni.

A fare da sponda a questo approccio mentale, c’è un fare pratico che funziona come verifica delle proprie riflessioni, e che si avvale di tecniche tradizionali, come il lavoro in camera oscura, dove l’oggetto prodotto si fa testimone muto di ciò che gli è intorno e portavoce di una deriva di senso rispetto a ciò che rappresenta, della riproduzione attraverso stampe sperimentali dell’immagine digitale trovata nell’anonimato del web, della rielaborazione di immagini attraverso algoritmi e stampe 3d, in un attraversamento del reale che è anche una riflessione sull’arte, una “verifica” simile a quelle a suo tempo realizzate da Ugo Mulas.

Mostra a cura di: Chiara Capodici / Leporello

Pietro D’Agostino
Pietro D’Agostino, fotografo e autore multimediale. Matura un rapporto intimo e inconscio con la luce usandola, attraverso la fotografia, il video ed altri
dispositivi tecnologici, come strumento espressivo e di indagine. Partecipa a varie iniziative con poeti e musicisti di area sperimentale. Ha co-fondato i
gruppi di ricerca Pan-Ikon e Xubuxue. Ha ideato e realizzato un campo di esplorazione denominato cartafoto da viaggio. Collabora con la testata
giornalistica Cultframe – arti visive. È socio dell’Associazione Culturale Punto di Svista – Cultura Visuale, Progetti e Ricerca.

Giorgio Di Noto
Nato a Roma nel 1990, ha studiato fotografia al Centro Sperimentale di Fotografia A. Adams e ha imparato le tecniche di camera oscura lavorando con alcuni stampatori in Italia. Nel 2011 inizia una ricerca sui materiali e i linguaggi fotografici concentrandosi sul rapporto tra processo tecnico e contenuto delle immagini. Prosegue la formazione partecipando al Reflexion Masterclass e al Joop Swart Masterclass (World Press Photo) dove approfondisce e sviluppa progetti interattivi attraverso la sperimentazione di diversi procedimenti di stampa. Nel 2012 pubblica il libro d’artista in edizione limitata The Arab Revolt, che verrà menzionato in The Photobook. A History. Vol. III di Martin Parr e Gerry Badger e nel 2013 viene segnalato dal British Journal of Photography tra i “Ones to watch”. I suoi progetti sono stati esposti in diversi festival ed eventi in Europa. Nel 2017 pubblica The Iceberg – Edition Patrick Frey e nel 2018 riceve una menzione speciale al Prix du Livre d’Auteur dei Rencontres d’Arles. Recentemente ha esposto a Roma: The Iceberg – Leporello, e Sulla distanza delle immagini, Galleria Matèria.

Federico Grandicelli
Federico Grandicelli, nato a Roma nel 1982, dopo una laurea in fisica si è diplomato presso l’ICP (International Center of Photography) di New York nel 2011. Da alcuni anni vive e lavora fra Oslo e Roma. Membro della selezione Forbundet Frie Fotografer – FFF Norway, è co-creatore del project room/artist space StudioStudio. Fotografo ed esperto stampatore tradizionale a colori, da sempre si è confrontato con l’immagine astratta e le sue potenzialità, trasformando la camera oscura nel suo atelier. La sperimentazione di Grandicelli non si ferma al lavoro con il mezzo e i materiali fotografici, ma si carica nelle sue opere di profonde riflessioni sulla natura stessa della fotografia.
Fra le sue mostre personali Gravity MATERIA Gallery (2017), Equivalenze HA Contemporary Gallery Rome (2016), Interior Dichotomy, Cyan Gallery, Oslo (2013) e The Fox and The Grapes, Istituto italiano di cultura, Oslo (2014). Fra le sue pubblicazioni, i libri d’artista Colors with Pictures (2013) e Feeling as Source of Information (2017).

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