Lessico Romano Sandro Becchetti2018-09-16T22:01:47+00:00

Project Description

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© Sandro Becchetti

Lessico Romano

Sandro Becchetti

Sandro Becchetti non è stato solo un fotografo a caccia di storie: era un poeta, un affabulatore. A partire dalla fine degli anni ‘60 i suoi scatti hanno documentato la realtà sociale, politica e culturale italiana per la terza pagina de Il Messaggero (pubblicava le sue foto anche su altre testate, tra cui l’Espresso e il manifesto). Sapeva disegnare con la luce i ritratti in bianco e nero della gente – volti noti e volti anonimi – indagando nel profondo, senza retorica. Con la stessa abilità osservava i paesaggi urbani, la campagna romana e umbra, prendendo parte alla storia che si faceva nelle vie, nelle piazze, tra la gente. Del suo ricchissimo archivio fanno parte anche molti volti del cinema, della letteratura, del teatro: Alfred Hitchcock, Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Claudia Cardinale, Anita Ekberg, Natalia Ginzburg, Alberto Moravia, Carmelo BeneSandro Penna…
Sandro Becchetti bussava alla porta di casa o della camera d’albergo e scattava a “luce ambiente”, senza l’ausilio del flash. Ogni scatto è una storia come quando – nel 1971 – bussò alla stanza 25 dell’Hotel Majestic a Roma. Al di là della porta una voce cavernosa lo invitava ad entrare in un italiano dialettale: “Trase!”. Era la voce di un giovanissimo Dustin Hoffman reduce dall’interpretazione convincente dello storpio italo-americano in Un uomo da marciapiede che gli valse la nomination all’Oscar. Nella stanza c’era un gran disordine: valigie, bottiglie di birra e un fiasco di Chianti. L’attore se ne stava sdraiato sul letto senza alcuna voglia di partecipare all’affollata conferenza stampa che lo attendeva. Becchetti accorse in suo aiuto: uscirono di nascosto da una porta secondaria e salirono sulla sua 600 che attraversò Roma nord per fermarsi in un’osteria a Santa Maria di Galeria. “Quel servizio fotografico mi è costato due piatti di spaghetti all’amatriciana che Dustin si è spappolato uno dietro l’altro” – ricordava, anni dopo, il fotografo con un irresistibile sorriso birichino – “e dodici costolette d’abbacchio!”

Manuela De Leonardis

Volti famosi di una Roma perduta, interni romani, Claudia Cardinale, Villa Borghese, Casina Valadier; “Profonda,sensuale. Il mediterraneo, da Algeciras a Smirne, cuscus e champagne”. Le borgate, gli spazi aperti delle periferie romane e i volti dei protagonisti delle lotte per la casa e per il lavoro, il sottoproletariato, che tanto generosamente si era impegnato nella Resistenza, spinto dalla necessità e dai sogni che in quel momento sembravano quasi a portata di mano. Due mondi entrambi sopraffatti dall’omologazione, dall’annullamento delle proprie identità nel mare indistinto dello star system e delle gabbie della città moderna. Nelle sue inquadrature mai retoriche e sempre partecipi, nei suoi testi a volte taglienti e spesso ironici si nasconde ancora il genius loci di Roma.

Elisabetta Portoghese

Curatela: Manuela De Leonardis – Elisabetta Portoghese

Sandro Becchetti

Il fotografo italiano Sandro Becchetti (Roma, 1935) ha iniziato la propria attività nella seconda metà degli anni Sessanta. Per lunghi anni ha documentato la realtà sociale, politica e culturale del nostro Paese in una intensa collaborazione con i maggiori periodici, quotidiani ed agenzie di stampa. Nella capitale, Becchetti ha avuto l’opportunità di registrare gli sviluppi di una società in pieno mutamento, non solo nelle strade e nelle piazze, ma anche nei palazzi del potere: nomi illustri della cultura e dello spettacolo, personalità della vita politica ed economica sono stati protagonisti dei suoi ritratti.

Ha collaborato con le maggiori testate giornalistiche italiane come: La Repubblica, Il Messaggero, L’Unità, Paese Sera, L’Espresso, Il mondo, Secolo XIX, L’Astrolabio, L’altra Italia, Sipario e con uffici stampa di partiti e sindacati. Sue foto sono apparse su Life e Liberation e sono presenti negli archivi di France Presse, BBC e RAI, oltre che in collezioni private.

Nel 1980, dopo aver completato un lungo lavoro sulla campagna romana, nella terra d’origine dei suoi genitori, ha interrotto volontariamente la propria attività per dedicarsi ad altro. In quel periodo ha pubblicato sulla rivista letteraria Nuovi Argomenti, diretta da Alberto Moravia, un racconto dedicato al mondo contadino, al quale sono state dedicate alcune trasmissioni radiofoniche e televisive. Da allora, per quindici anni, si è occupato prevalentemente dell’arte del legno ed ha collaborato sporadicamente con la televisione per la scrittura di soggetti per fiction.

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