I Dabbawala di Mumbai Chris Warde-Jones2019-09-08T15:09:33+00:00

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I Dabbawala di Mumbai

Chris Warde-Jones

Da oltre 120 anni esiste in India un servizio di consegna di “pacchi pranzo” (tiffin boxes). A Mumbai questo servizio è particolarmente richiesto e ogni giorno vengono consegnati 200.000 pasti caldi da oltre 5.000 dabbawala (portatori di pacchi).

Il sistema nasce negli ultimi anni dell’800 per via del sempre più elevato numero di uomini che si trasferivano da casa per lavorare in ufficio. In mancanza di locali che potessero produrre pasti caldi, gli impiegati chiedevano alle mogli di preparare un pasto da consumare a mezzogiorno e per necessità è nato il servizio che col passare degli anni è diventata un’ industria di grandi dimensioni.

I dabbawala sono tutti di tradizione Varkari, un gruppo induista che si trova nello stato di Maharashtra, e provengono da un piccolo villaggio vicino a Pune. Portano un kurta (divisa bianca) e un topi (copricapo) e ognuno appartiene a una squadra che poi divide i guadagni a fine mese.

Ogni portatore guadagna circa €100 al mese e ogni consegna costa all’impiegato circa €0,80. L’operazione avviene sei giorni a settimana.

Il sistema consiste nel ritiro a domicilio delle quattro scatole impilate, la raccolta in un centro di smistamento, il trasporto in treno e la consegna dei pranzi nei luoghi di lavoro. Tutto questo deve avvenire entro le 12.45 al più tardi. Su ogni scatola viene scritto un codice alfanumerico che indica esattamente la destinazione. Dopo pranzo le scatole vengono ritirate nei vari uffici e riconsegnate nelle rispettive case.

L’operazione è talmente complessa che è stata oggetto di vari studi da parte di università occidentali, compresa quella prestigiosa di Harvard.  Si dice che vi è solamente una consegna sbagliata ogni sei milioni.

Uno di questi sbagli è al centro del film romantico “The Lunchbox” (2013) che racconta appunto di un’errata consegna di un pranzo con risultante relazione epistolare tra due persone che non si conosceranno mai.

Chris Warde-Jones

Dopo aver insegnato letteratura inglese al liceo per qualche anno, ho deciso che era giunta l’ora di fare il fotografo full-time.
Già da adolescente avevo avuto la passione per la fotografia e le prime vendite ai quotidiani risalgono ai primi anni settanta.
All’inizio è stata dura ma poi, poco a poco ho cominciato a conquistare clienti anche importanti.
Sono quasi 35 anni che collaboro con il Times di Londra ed il Sunday Times. Sempre di Londra, c’è il Daily Telegraph.
Poi per più di dieci anni ho lavorato e viaggiato per “Il Venerdì” di Repubblica, firmando reportages in Italia e all’estero.
Sono più di venti anni che lavoro per il “New York Times” e anche per loro ho viaggiato in tutto il mondo.
Negli ultimi due anni collaboro assiduamente con la rivista “Milk Street” di Boston. Per loro recentemente sono stato in Argentina, India, Egitto e coperto gran parte dell’Italia. A settembre è in programma la Croazia, e a ottobre un reportage in Turchia.

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