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Signal Loss

Alessandra Brown

Il paesaggio virtuale è, per Alessandra Brown, il luogo nel quale si esprime il paradosso di essere costantemente connessi, ma al contempo di provare un crescente distacco gli uni dagli altri.

Con questo ciclo di opere, che emergono da un archivio digitale di immagini, la Brown punta la lente sulle tensioni che intercorrono nelle interazioni umane, in un’epoca ove la libertà e il desiderio di movimento, di stanziarsi altrove nel mondo, di salvaguardare relazioni intime nonostante la lontananza, si avviluppano caoticamente, torcendo il tempo e lo spazio in ambiti sempre più precari, coagulandosi in paesaggi di sagome sfocate, in una complessità visiva dettata da codici e dati confusi che divengono metafora di questa  alienante condizione. 

Grazie a una sapiente mescolanza del medium digitale con l’analogico, in un percorso lento e meticoloso, la Brown intercetta istantanee sgranate e frammentate, dove i pixel, perdendo l’aderenza con l’algoritmo, squarciano la cortina del virtuale e svelano paesaggi di vita reale, in cui riaffiora l’immaterialità del sentire umano, attraverso un immaginario perturbato dalla fragilità. 

La mancanza di segnale spalanca così il baratro dove i ponti telematici si inabissano, trascinando la realtà virtuale verso un fondale instabile, nelle cui sabbie si affossa la simulazione di una materialità svanita, perduta, assente.

Ed è da questa imprevista sparizione che comincia la ricerca delle memorie, di ricordi che sbiadiscono e sfocandosi si allontanano, ormai quasi inaccessibili.

Il disegno e la pittura diventano così strumento di autentica ricostruzione di ciò che è scomparso, ma che ancora è, registrazione in alta fedeltà di un suono estinto, ma che ancora esiste…

…volontà e manifesto di una persona sempre cara, che ancora è viva.

A Futura

Biografia dell’artista

Alessandra Brown nasce nel Regno Unito il 24/04/1992. Dopo essersi laureata in Storia (Università di Bologna, 2013), consegue un master in Storia e Filosofia dell’Arte (University of Kent, 2014) e successivamente un corso biennale in Arti Visive (Accademia di Belle Arti di Bologna, 2018). L’indagine degli effetti del tempo e dello spazio sono elementi chiave nella sua pratica artistica. È attirata da un immaginario che contiene un senso di perdita e svanimento, in bilico tra l’assenza e la presenza, il passato e il presente, il reale e l’immaginato. Nei suoi progetti più recenti, ha impiegato una combinazione di processi digitali, fotografia, disegno e di objet trouvé, al fine di creare installazioni che riflettono le sue ricerche. Nel 2021 è finalista del Premio Combat e partecipa alla mostra collettiva “Impronte”, che conclude il percorso di residenza artistica di sei mesi presso la Fondazione Lercaro di Bologna. Nel 2020 compie una mostra personale presso la galleria “Curva Pura” di Roma curata da Vittorio Beltrami e Andrea Romagnoli e vince il premio “Forme del Desiderio”. Nel 2019 vince il “premio ORA”, il bando di residenza d’artista “Vis à Vis – Fuoriluogo 22”, il “premio Arcipelago” e il premio “Malamegi Lab II”. Lo stesso anno è finalista del premio “Ashurst Emerging Art Prize” di Londra e del concorso “ASPA awards”. Sempre nel 2019 realizza una mostra personale, “Waiting for Venus”, curata da Federica Fiumelli, e partecipa alle mostre collettive “Geografie della Memoria”, curata da Katia Baraldi, al festival ravennate “Camera Work – Circuito OFF” diretto da Denis Curti, e le mostre “Sedimenti” e “Binomi” curate da Alessandro Mescoli. Nel 2018 è finalista del “Premio Nazionale delle Arti”, viene scelta per “Ai Piani Intimi”, mostra collettiva curata da Irene Fenara e Luca Caccioni. Lo stesso anno apre assieme ad altri tre artisti “SottoSuolo”, uno spazio dedicato alla sperimentazione artistica e a mostre di artisti emergenti.

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