Project Description

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Cultural Gravity

Federica Di Carlo

a cura di Alessandra Barbuto

Installazione, video in loop, audio, 30’’, televisore a tubo catodico, dimensioni ambiente. Video realizzato nell’ambito del progetto REC, campagna di fondi a sostegno dell’istruzione on line su commissione di Amaci e Sky Arte in collaborazione con Save The Children e Sanità di frontiera.

Des milliers et des milliers d’années
Ne sauraient suffire
Pour dire
La petite seconde d’éternité
Où tu m’as embrassé
Où je t’ai embrassèe
Un matin dans la lumière de l’hiver
Au parc Montsouris à Paris
À Paris
Sur la terre
La terre qui est un astre

Jacques Prévert, Le Jardin

Federica Di Carlo ha realizzato Cultural Gravity nel 2020. La gravità cui si riferisce il titolo dell’opera ci introduce sin dall’incipit alla complessità di un binomio di senso, alla legge fisica che sottende alla caduta dei gravi, ma anche ad una situazione emergenziale, problematica. Alludendo all’articolo 34 della Costituzione Italiana, nel quale si afferma il “Diritto all’istruzione”, l’opera mette a fuoco una delle conseguenze più gravi della pandemia, lo stato di emergenza culturale.

Il video riprende la sigla del telegiornale, nel momento in cui appare l’Italia. L’audio in sottofondo è spiazzante, conduce in un altro tempo e in un altro spazio: si tratta del count-down della NASA, in una versione d’archivio, quella delle esplorazioni nello spazio che venivano compiute negli anni Sessanta.  Seppur divergenti, audio e video viaggiano su binari paralleli che conducono verso una comune sensazione di attesa: il notiziario, così come l’esplorazione spaziale, stanno per iniziare, ma tutto perennemente ricomincia da capo, in un loop infinito che satura l’ansia di conoscere quello che sta per essere rivelato. 

Federica Di Carlo racconta tutto questo da un punto di vista inedito, come da una stella. Il suo sguardo ci mostra il nostro Paese, e l’intero mondo, da lontano, con una visuale distante. Lo sguardo poetico di Federica unifica la visione e connette campi del sapere che abbiamo voluto vedere distinti e distanti: scienza, ambiente, arte. Eppure, basta un evento come la pandemia a ricordarci che “tutto è collegato, niente basta a se stesso”, come ama ricordare l’artista, citando una frase che ha sentito ripetere dagli scienziati, con cui spesso si confronta lavorando ai suoi progetti. Lo sguardo di Di Carlo da orizzontale si innalza e diviene verticale, a mano a mano si allontana fino a rivelare l’unità del nostro pianeta, dell’intero cosmo e la connessione di tutti gli eventi, piccoli e grandi, che vi accadono.

Alessandra Barbuto

Biografia dell’artista

Federica Di Carlo (Roma 1984) è un’artista nomade, perennemente in viaggio, sin dagli anni della sua formazione. Attraverso vari linguaggi – video, installazione, foto, scultura, suoni e performance – la sua ricerca si sofferma su alcuni elementi e fenomeni legati alla fisica della natura, quali la luce, il mare, il surriscaldamento globale. Il suo interesse per i fenomeni fisici l’hanno spesso condotta a collaborare con gli scienziati di vari dipartimenti come il MIT, il CERN e l’INAF in progetti nei quali le intuizioni dell’artista creano un’osmosi con le scoperte scientifiche. Ne deriva una visione sospesa, nella quale il pubblico è invitato a partecipare attivamente.

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