Hotel Bogotà – L’ultimo check-out Karen Stuke2020-09-19T12:32:40+00:00

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Karem Stuke - Hotel Bogotà

Hotel Bogotà – L’ultimo check-out

Karen Stuke

a cura di Antonio Maiorino Marrazzo

Nel corso di tre anni la fotografa Karen Stuke ha alloggiato in 45 camere dell’iconico hotel della città di Berlino, il Bogotà. L’accordo con l’albergatore Rissmann era di alloggiare in una camera diversa ogni notte. Ogni notte uno scatto con il tempo di esposizione che corrispondeva alla durata del pernottamento, il tempo dell’incoscienza del sonno e del sogno. La cifra di Stuke è anche nel dispositivo che utilizza, la fotocamera a foro stenopeico: tecnica che richiede un tempo di esposizione estremamente lungo affinché dell’immagine si percepisca qualcosa di riconoscibile.

Stuke era all’Hotel Bogotà anche la notte prima della chiusura. Quando il giorno della vigilia di Natale del 2013 dall’hotel partì l’ultimo pacco con le 105 chiavi delle stanze, fu come vedere la nottola di Minerva iniziare il suo volo sul far del crepuscolo. La realtà aveva compiuto il suo processo cancellando un luogo che per più di cento anni era stato uno dei simboli della Berlino del XX secolo. 

Negli anni ’30, prima che hotel, l’edificio era stato studio della fotografa ebrea Yva, morta in un lager. Successivamente l’edificio fu ‘arianizzato’ per la Camera della Cultura del Reich, istituzione alla quale era affidato il compito di sradicare ‘l’arte degenerata’. 

Karen Stuke con questo corpus di opere restituisce quello che la speculazione edilizia devasta facendoci vivere le atmosfere del Bogotà. I luoghi di transito temporaneo, quali sono le camere di un albergo, diventano palinsesti delle esistenze che lì hanno risieduto: raschiando come su un codice di pergamena, si ritrovano le tracce di Helmut Newton, di Yva, di René Burri, Martin Parr, Hanna Schygulla, Nan Goldin…una lista che sarebbe stata infinita se quel mattino del 2013 non si fosse stati costretti ad effettuare l’ultimo check-out. 

Karen Stuke ha compiuto gli studi in Photo/Film Design presso l’Università di Scienze Applicate di Bielefeld, diplomandosi nel 1999 sotto la guida di Gottfried Jäger. Nel 2008 ha fondato a Berlino Kronenboden progetto che si concentra sulla intersezione fra visual e performing art. Lavora principalmente in e con la camera oscura. Scatta fotografie nei teatri, registrando e seguendo lo spirito e l’anima di una produzione e in alcuni lavori usa questa tecnica per tracciare poeticamente i temi più vari. “Sorella addormentata”, “Opera Obscura”,”Gli uomini caduti dal cielo “,”Austerlitz” sono titoli di alcuni suoi progetti. Con la sua stenopeica segue Goethe nel suo Viaggio in Italia. Durante il lockdown di aprile 2020 ha trasformato l’intero suo appartamento in una Camera oscura. Espone a livello internazionale. Vive e lavora a Berlino. In Italia è rappresentata dalla Galleria «Primopiano» di Napoli dal 2010.

 

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