Project Description

Mostre

TELEFOTONASA

Nazario Dal Poz

a cura di Stefania Giorgi

Coriandoli di plastica fatti piovere sui giornali (molti negli ultimi decenni del secolo scorso) che pubblicavano le immagini, i sogni e le imprese dell’impero a stelle e strisce. Foto vere e costruite partorite da sofisticati radiotelescopi e sonde e dalle mani di anonimi fotoshopperisti ante litteram.

Elargiti dalla Nasa – National Aeronautics and Space Administration -, ente fondato nel 1958  e che in seguito avrebbe digitalizzato e reso accessibile tutto il suo immenso archivio. Sapevamo – il grande generale in testa alla carovana verso il West più lontano, remoto, sconosciuto: lo spazio.

Il mondo – allora – va a due velocità.

I sovietici arrivano per primi.

Jurij (Gagarin) e Valentina (Tereskova), solidi e gagliardi contadini da depliant, smettono di falciare il grano per il popolo, indossano una goffa armatura galattica e partono per il loro giro nello spazio. Si chiamano cosmonauti. Tutto in Urss, in quegli anni, ha a che fare la bella, desueta parola greca Kosmos, vale a dire ordine.

Gli americani seguono per secondi. Ma fanno il botto.

Il 21luglio 1969, cavalcando l’Apollo II, sbarcano sulla luna. Neil (Armstrong) ed Edwin (Aldrin) si chiamano astronauti e ballonzolano sui creatori nel nostro satellite madre  dinoccolati come Clint (Eastwood).

I comunisti dimostrano la possibilità di viaggiare fuori dall’atmosfera terrestre, i capitalisti la possibilità di sopravvivere su altri corpi celesti.

Le immagini della Nasa mostrano stazioni orbitanti, pianeti remoti, anelli gassosi, distese galattiche, creature umane che sforano l’ignoto. Balenii di materia, forme e colori.

Ci rimandano alle visioni di Tarkovskij e Kubrick, ai grandi bianco/neri yin e yang di Burri, ai “concetti spaziali” di Fontana, ai giocattoli di Mari, alle venature di colore, l’intrico di linee, le atmosfere rarefatte di Feininger.

Ambienti spaziali con forme spaziali.

Stefania Giorgi

Biografia dell’artista

Questa serie preziosa di telefoto è stata salvata dal macero e raccolta in collezione da Nazario Dal Poz, fotografo, insegnante di fotografia, responsabile dell’iconografico del settimanale L’Espresso, professionista per cui l’immagine in fotografia richiede studio, attenzione, vista, ma soprattutto cura, rispetto e curiosità.

Torna alle mostre