Molti Antonio Biasiucci2019-09-07T19:30:09+00:00

Project Description

Mostre

© Antonio Biasiucci

Molti

Antonio Biasiucci

“Prima di partire per (l’isola di, ndr.) Chios era mia intenzione realizzare un grande polittico di mani e piedi dei rifugiati. Mi sembrava questo il modo più intimo, profondo, per presentarsi all’altro”.

Antonio Biasiucci spiega la realizzazione di quello che è diventato il fulcro della mostra: The Dream, un grande polittico composto da ritratti di volti, mani e piedi di un gruppo di rifugiati nel Campo di Souda, nell’isola di Chios in Grecia, che il fotografo ha realizzato durante un viaggio intrapreso nel 2016.   

Un lavoro che ci racconta il rapporto tra il fotografo e il gruppo di rifugiati, ma soprattutto ci racconta un passaggio di testimone tra Biasiucci e Rouaf, rifugiato curdo: “Rouaf ha condiviso subito il nostro progetto e ci ha accompagnati nelle tende dove abbiamo fotografato volti, mani e piedi di rifugiati provenienti da vari paesi. Rouaf è così diventato il mio secondo assistente […]. Purtroppo, dopo pochi giorni non ho più potuto continuare il mio lavoro in quel campo. Molti pensavano che le mie foto delle mani fossero delle foto segnaletiche, e perciò le persone del campo avevano cominciato a guardarmi con sospetto. […] A quel punto Rouaf mi ha detto “Il lavoro che stai facendo a Chios è molto importante, bisogna continuarlo, se tu non puoi entrare nel campo a fotografare ci andrò io. Tu mi insegnerai a fotografare così come tu fotografi, con le tue luci, con i tuoi tagli, i tuoi contenuti. Mi farai vedere e mi parlerai del tuo modo di intendere la fotografia”.

È così che Biasiucci si è trovato, letteralmente, a insegnare la sua tecnica fotografica: “L’indomani ho chiamato Rouaf e per tre giorni nella stanza del mio albergo gli ho insegnato a fare le mie fotografie, in manuale, poiché impossibile farle in automatico con quelle luci”. L’operazione ha dato vita a un’opera nell’opera, una storia nella storia, dal momento in cui Rouaf ha realizzato una serie di ritratti che, nelle parole di Biasiucci, “avevano le mie luci, i miei tagli ma erano fatte da lui: rifugiato che fotografava altri rifugiati. Lo si avvertiva”.

Un grandissimo lavoro sulla condizione del migrante e della sua memoria e sulle questioni che questa pone sulle identitá individuali, sulla catalogazione dell’essere umano, sui rapporti interpersonali e sulla fiducia. Un polittico che, in questa mostra, dialoga di proposito con un altro lavoro sulla memoria di Biasiucci: Codex. Nato dallo sguardo dell’artista su una delle più imponenti raccolte archivistiche esistenti al mondo come l’Archivio Storico del Banco di Napoli, Codex riconcilia l’Archivio – in quanto luogo della memoria e della sua trasmissione – e la città – come teatro della dimensione pubblica del vivere quotidiano – in una visione che riunisce al suo interno la dimensione intima delle singole identità celate nei documenti archiviati e l’esperienza collettiva della storia che lo spazio dell’archivio custodisce ed evoca. 

Quelli di archivio sono numeri che da una parte rimandano al conto quotidiano dei migranti e dei rifugiati; dall’altra assumono la funzione vera e propria di codici, che sostituiscono i nomi e le identitá individuali che si perdono nel processo di migrazione.

Antonio Biasiucci

Antonio Biasiucci nasce a Dragoni (Caserta) nel 1961. Nel 1980 si trasferisce a Napoli, dove comincia un lavoro sugli spazi delle periferie urbane e contemporaneamente una ricerca sulla memoria personale, fotografando riti, ambienti e persone del paese nativo. Nel 1984 inizia una collaborazione con l’Osservatorio vesuviano, svolgendo un ampio lavoro sui vulcani attivi in Italia. Nel 1987 conosce Antonio Neiwiller, attore e regista di teatro: con lui nasce un rapporto di collaborazione che durerà fino al 1993, anno della sua scomparsa. Fin dagli inizi la sua ricerca si radica nei temi della cultura del Sud e si trasforma, in anni recenti, in un viaggio dentro gli elementi primari dell’esistenza. Ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui, nel 1992, ad Arles, il premio “European Kodak Panorama”; nel 2005 il “Kraszna/Krausz Photography Book Awards”, per la pubblicazione del volume Res. Lo stato delle cose (2004) e, nello stesso anno, il “Premio Bastianelli”; nel 2016 Premio Cultura Sorrento. Numerosissime le mostre personali e le partecipazioni a mostre collettive, a festival e rassegne nazionali e internazionali. Ha collaborato inoltre a diversi progetti editoriali, e ha partecipato a importanti iniziative culturali di carattere sociale. Biasiucci è stato invitato fra gli artisti del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia del 2015. E’ docente di “La fotografia come linguaggio artistico” presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel 2012 fonda il LAB/per un laboratorio irregolare, come azione di volontariato sociale.  Ideato da Antonio Biasiucci il Lab  risponde all’esigenza di creare un percorso per giovani artisti,  in cui trasmettere un metodo di costante approfondimento e critica del proprio lavoro.

Molte sue opere fanno parte della collezione permanente di musei e istituzioni, in Italia e all’estero, tra cui: Istituto nazionale per la grafica, Roma; MAXXI, Roma; PAN Palazzo delle Arti, Napoli; MADRE-Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina, Napoli; Metropolitana di Napoli; Galleria Civica di Modena; Museo di fotografia contemporanea Villa Ghirlanda, Cinisello Balsamo (Milano); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per l’Arte Contemporanea, Guarene (Cuneo); Fondazione Banco di Napoli; Collezione Banca Unicredit, Bologna; Bibliothèque nationale de France, Parigi; Maison Européenne de la Photographie, Parigi; Château d’Eau, Tolosa; Musée de l’Elysée, Losanna; Centre de la Photographie, Ginevra; Fondazione Banca del Gottardo, Lugano; Centre Méditerranéen de la Photographie, Bastia; Galerie Freihausgasse, Villach (Austria); Departamento de investigación y documentación de la Cultura Audiovisual, Puebla (Messico), Mart, Rovereto, Pio Monte Della Misericordia, Napoli; Fondazione Modena per la fotografia; Vaticano.

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