Festival2020-10-07T20:31:50+00:00

Festival

EDIZIONE VIII
IN | OUT
Abitare come misura del paesaggio

Quest’anno vogliamo riflettere sul paesaggio dell’abitare: mai come in questo momento è importante interrogarsi sul ruolo che la forma dell’abitare assume nella trasformazione della città contemporanea a la sua relazione con lo spazio pubblico e l’ambiente. Relazione quanto mai variegata e complessa.

Al centro della città tradizionale era il palazzo, vissuto come spazio privato ma anche collettivo (la terrazza, la ringhiera, il cortile) in stretto dialogo con lo spazio pubblico (la strada, la piazza, la bottega), luogo dei conflitti, delle feste e della socialità. Nella campagna il sistema sociale della cascina con il mulino, l’osteria, una piccola chiesa e a volte perfino una scuola. E poi l’abitare nomade delle tende e dei carri il cui lo spazio dell’abitare pubblico/privato si mescola e coincide con l’orizzonte del viaggio e della sosta.

Negli anni il paesaggio cambia velocemente, la città si svuota, gli abitanti della città tradizionale sono spinti in luoghi in cui la frammentazione sociale e spaziale è la connotazione predominante.

Nella negazione di ogni spazio di umana condivisione, dai palazzi alveare di edilizia intensiva    circondati da strade troppo larghe per potervi camminare, il paesaggio si frammenta in un orizzonte di case genericamente tutte uguali in cui lo spazio individuale predomina: il muro di cinta ne è l’emblema, come il centro commerciale lo è dello spazio pubblico. L’esperienza della mobilità e del pendolarismo diviene incerta, lo smart working oggi crea inedite forme di impiego dello spazio domestico. Il paesaggio dell’abitare si modifica insieme al modo vivere lo spazio. 

Nonostante gli appartamenti siano tuttora divisi rigorosamente in zona notte e zona giorno, tra lo spazio della notte/intimità e quello del giorno/condivisione, il binomio famiglia – abitazione è sempre meno verosimile: durante la pandemia Milano si svuota di studenti e lavoratori precari e il suo volto è quello della città della coabitazione. A Roma il centro si svuota e svela il volto di una città privata della sua anima e diventata merce e paccottiglia ad uso e consumo dell’industria  turistica.

Parallelamente all’abbandono e al degrado dello spazio pubblico come bene comune, l’unico paesaggio metropolitano che sembra immutato nelle sue dinamiche se non nel suo progressivo allontanamento dal centro è quello di chi è spinto sempre più lontano, in affollati alloggi di fortuna o baraccopoli prive dei servizi essenziali, luce, acqua e servizi igienici. Gli spazi dell’emergenza abitativa, prima degli emigrati meridionali, ora dei migranti e dei nuovi poveri, occupano strutture industriali in disuso, cantieri abbandonati, giardini pubblici e interstizi del tessuto urbano oppure i margini in cui la città si fa campagna, e quel margine incerto, senza cura, si fa discarica a cielo aperto.

3 – 11 ottobre 2020
Rocca Colonna
Piazza Vittorio Veneto
Castelnuovo di Porto (Roma)

Giornate inaugurali
Sabato 3 ottobre: 10 – 13 / 15 – 20

Domenica 4 ottobre: 10 – 13 / 15 – 20

Weekend di chiusura
Sabato 10 ottobre: 11.30 – 13 / 15 – 19
Domenica 11 ottobre: 11 – 13 / 15 – 19

Durante la settimana visite su prenotazione scrivendoci all’indirizzo email:
castelnuovofotografia@gmail.com

Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito.

Staff

Direzione artistica
Elisabetta Portoghese, architetto e curatrice

Comitato scientifico
Michela Becchis, storica, critica dell’arte e curatrice
Manuela De Leonardis, storica dell’arte, giornalista e curatrice

con Fulvia Polinari, consigliera comunale con delega ai Beni Culturali

Comunicazione
Sasha Taormina

Art Director
Simone D’Angelo

Videomaker
Andrea Arena

Documentazione fotografica
Matilde Cenci

Organizzazione tecnica
Tommaso Bastianelli